La legge richiede, congiuntamente, che il richiedente abbia risieduto in modo continuativo negli Stati Uniti per il periodo prescritto e che vi sia stato fisicamente presente per almeno la metà di quel periodo. Sono due condizioni autonome.
La differenza, in concreto
| Residenza continuativa | Presenza fisica | |
|---|---|---|
| Natura | Qualitativa: dove si trova il centro della vita | Quantitativa: giorni nel territorio |
| Come si perde | Con un'assenza prolungata che interrompe la continuità | Accumulando troppi giorni fuori |
| Effetto della violazione | Il conteggio riparte | Occorre attendere di maturare i giorni mancanti |
Un esempio rende l'idea. Chi trascorre all'estero tre mesi all'anno per cinque anni ha quindici mesi di assenza complessiva: la presenza fisica resta ampiamente sufficiente e nessuna singola assenza interrompe la continuità. Chi invece resta all'estero quattordici mesi consecutivi e per il resto non lascia mai gli Stati Uniti ha una presenza fisica complessiva superiore, ma ha interrotto la residenza continuativa.
Le assenze che contano
Assenza inferiore a sei mesi
Di regola non incide sulla continuità. Resta rilevante ai fini del conteggio della presenza fisica, e va comunque dichiarata.
Assenza superiore a sei mesi ma inferiore a un anno
Determina una presunzione di interruzione della residenza continuativa. La presunzione è superabile: il richiedente può dimostrare di non aver trasferito altrove il centro dei propri interessi. L'onere è suo.
Assenza di un anno o più
Interrompe la residenza continuativa. Salvo che sia stata ottenuta preventivamente l'apposita autorizzazione alla conservazione della residenza, il conteggio riparte dal rientro, con le regole indicate più avanti.
Non esiste un elenco tassativo. Rilevano tipicamente: il mantenimento della residenza negli Stati Uniti, la continuità del rapporto di lavoro con un datore statunitense, la presenza del nucleo familiare, la posizione fiscale dichiarata come residente, il mantenimento di utenze, conti e contratti. Nessuno di questi elementi è da solo decisivo; conta il quadro complessivo.
Che cosa accade dopo un'interruzione
L'interruzione non pregiudica lo status di residente permanente in quanto tale: incide sul solo requisito di naturalizzazione. Occorre ricostituire un nuovo periodo di residenza continuativa, la cui durata dipende dall'ipotesi applicabile e dalla data del rientro. La regola non è intuitiva e va verificata sul caso concreto: la ricostruzione “a occhio” produce quasi sempre un deposito prematuro.
Un'assenza prolungata può porre, in modo del tutto autonomo, un problema di abbandono della residenza permanente. Sono due questioni distinte, con presupposti e conseguenze diverse: la prima riguarda l'ammissibilità alla naturalizzazione, la seconda la conservazione stessa dello status.
La conservazione della residenza per lavoro all'estero
La legge prevede la possibilità di chiedere in via preventiva la conservazione della residenza continuativa a chi si rechi all'estero per determinate categorie di impiego, fra cui il servizio presso il Governo statunitense, alcune organizzazioni internazionali e determinate attività di ricerca o di impresa statunitense.
Due avvertenze. La domanda va presentata prima di aver maturato un anno di assenza continuativa. E la conservazione riguarda la sola residenza continuativa: non esonera dal requisito di presenza fisica, che continua a decorrere e che va comunque soddisfatto.
La residenza nello Stato o nel distretto
Occorre inoltre aver risieduto per almeno tre mesi nello Stato o nel distretto in cui la domanda è presentata. È il requisito che più spesso viene trascurato da chi si trasferisce poco prima del deposito, e comporta il rigetto o il trasferimento del fascicolo.
La documentazione dei viaggi
La domanda richiede l'elenco di tutti i viaggi all'estero del periodo rilevante, con date di partenza e di rientro. Le date dichiarate vengono confrontate con i registri di ingresso e uscita, e le discordanze vengono rilevate. Conviene ricostruire l'elenco dai timbri, dalle carte d'imbarco e dai registri elettronici disponibili, e non a memoria.