Il caso è comune e quasi mai considerato prima del giuramento: una cittadina italiana sposata negli Stati Uniti usa il cognome del marito nella patente, nel numero di previdenza sociale, nel conto in banca e nella carta di residenza; il suo passaporto italiano, la sua carta d'identità e il suo codice fiscale portano il cognome di nascita. Finché è residente permanente la cosa passa inosservata. Con la naturalizzazione nasce un secondo passaporto, e la differenza diventa visibile a ogni controllo.
Due regole diverse
| Italia | Stati Uniti | |
|---|---|---|
| Effetto del matrimonio | La moglie aggiunge il cognome del marito al proprio (art. 143-bis del codice civile); non lo sostituisce mai | Ciascun coniuge può assumere il cognome dell'altro, e farlo valere con il solo certificato di matrimonio |
| Documenti | Sempre intestati al cognome di nascita | Intestati al nome che la persona ha legalmente assunto |
| Cambio di cognome | Domanda al prefetto, con motivazione (d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396) | Provvedimento di un giudice statale, oppure il giudice della naturalizzazione |
Per l'ordinamento italiano il nome è un diritto della personalità regolato dalla legge nazionale della persona (legge 31 maggio 1995, n. 218), e chi ha più cittadinanze fra cui quella italiana è retto, per l'Italia, dalla legge italiana. Un cognome assunto negli Stati Uniti per matrimonio o per decreto non modifica da solo il nome con cui la persona esiste nei registri italiani.
Il nome nella domanda di naturalizzazione
La domanda chiede il nome legale attuale: quello dell'atto di nascita, salvo che sia cambiato per matrimonio, divorzio o provvedimento del giudice, nel qual caso va documentato. Chiede poi tutti gli altri nomi usati dalla nascita: cognome da nubile, varianti, grafie diverse, nomi usati in pratiche precedenti. Il certificato di naturalizzazione viene rilasciato nel nome legale così dichiarato, e quel nome passa al primo passaporto statunitense.
L'omissione di un nome usato — il cognome di nascita che compare sui documenti italiani, o il cognome da coniugata che compare su quelli americani — non è un dettaglio: i controlli sui precedenti vengono fatti su tutti i nomi dichiarati, e un nome taciuto che emerge dai registri diventa una discordanza da spiegare all'esame.
Il cambio di nome con la naturalizzazione
La legge consente al giudice che amministra il giuramento di disporre, su richiesta dell'interessato, il cambiamento del nome, e il certificato viene rilasciato nel nuovo nome (8 U.S.C. § 1447(e)). La richiesta si formula già nella domanda, ma non è definitiva finché il giuramento non è prestato davanti al giudice; il nuovo nome viene sottoscritto sul testo del giuramento.
Due conseguenze pratiche. La prima: chi chiede il cambio di nome deve prestare il giuramento in una cerimonia giudiziaria, non in una amministrativa, e nelle sedi in cui il giuramento viene di regola amministrato dall'agenzia questo può allungare l'attesa. La seconda: non serve chiedere il cambio di nome se il nome è già cambiato per matrimonio, divorzio o altro provvedimento: in quel caso basta documentarlo come nome legale attuale.
Il nome italiano non cambia
Il cambiamento disposto dal giudice della naturalizzazione vale per l'ordinamento statunitense. Per l'Italia la persona continua a chiamarsi come nell'atto di nascita. Chi vuole allineare anche il nome italiano deve percorrere la via ordinaria: domanda al prefetto della provincia di residenza o di quella in cui si trova l'atto di nascita, con l'indicazione delle ragioni, secondo il regolamento dello stato civile. Il consolato non può rilasciare un passaporto in un cognome diverso sulla base del solo certificato di naturalizzazione.
La stessa logica vale in senso inverso. Il matrimonio celebrato negli Stati Uniti viene trascritto in Italia, e la trascrizione è dovuta; ma la moglie resta iscritta con il proprio cognome, perché così dispone la legge italiana. La coppia che si aspetta di vedere il cognome del marito nel passaporto italiano della moglie, dopo la trascrizione, resta delusa per una ragione di diritto, non per un errore del consolato.
Due passaporti, un solo nome per viaggio
Il cittadino statunitense entra ed esce dagli Stati Uniti con il passaporto statunitense; nell'Unione europea conviene presentare quello italiano. Se i due passaporti portano cognomi diversi, il problema non è alla frontiera, dove ciascun documento è valido per conto suo, ma alla compagnia aerea: il biglietto deve corrispondere al documento esibito all'imbarco, e su un volo transatlantico viene esibito un documento diverso a ciascun capo.
La regola operativa è una sola: il biglietto si intesta al nome del passaporto che verrà mostrato all'imbarco di quel volo, e si porta con sé il certificato di matrimonio, che spiega la differenza a chi la rileva. Chi non vuole convivere con due nomi ha una sola via per unificarli davvero, e passa per il prefetto.