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La guida

Il coniuge di cittadino statunitense

Tre anni invece di cinque. Ma la riduzione ha condizioni proprie, che devono sussistere tutte insieme e restare in piedi fino al giorno del giuramento.

La sezione 319(a) della legge sull'immigrazione (8 U.S.C. § 1430) consente al coniuge di cittadino statunitense di chiedere la naturalizzazione dopo tre anni di residenza permanente, anziché dopo i cinque ordinari. La norma non premia il matrimonio in sé: premia una convivenza coniugale con un cittadino, protratta per tutto il periodo e ancora in atto al momento dell'acquisto.

Le condizioni della via triennale

Tre anni di residenza permanente

Il richiedente deve essere residente permanente da almeno tre anni al momento del deposito, con residenza continuativa negli Stati Uniti per l'intero periodo. Il deposito anticipato di novanta giorni vale anche in questa ipotesi.

Tre anni di unione coniugale con un cittadino

Per tutti i tre anni il richiedente deve aver vissuto in unione coniugale con il coniuge, e il coniuge deve essere stato cittadino statunitense per l'intero triennio. Se il coniuge si è naturalizzato da meno di tre anni, il conteggio decorre dalla sua naturalizzazione, non dal matrimonio.

Presenza fisica e residenza nel distretto

Presenza fisica negli Stati Uniti per almeno metà del triennio, cioè diciotto mesi, e residenza da almeno tre mesi nello Stato o nel distretto in cui la domanda viene presentata.

Tutti gli altri requisiti ordinari

Buona condotta morale, prova di lingua e di educazione civica, attaccamento ai principi costituzionali: nulla cambia. La via triennale abbrevia i termini, non dispensa dal resto.

Che cosa significa unione coniugale

Il regolamento richiede che il richiedente viva effettivamente con il coniuge. Non basta un matrimonio formalmente in essere. La separazione legale interrompe l'unione coniugale; una separazione di fatto viene valutata caso per caso, per stabilire se indichi la dissoluzione del rapporto. Una separazione involontaria — servizio militare, esigenze di lavoro non eludibili — non pregiudica la domanda, anche se prolungata. L'onere di dimostrare l'unione coniugale è del richiedente, in ogni singolo caso.

Chi non è mai stato negli Stati Uniti

Tre anni di convivenza all'estero con il coniuge cittadino non bastano. Il richiedente deve essere residente permanente e soddisfare i requisiti di residenza e di presenza fisica nel territorio statunitense. Per chi vive all'estero con un coniuge cittadino esiste un'ipotesi distinta, descritta più avanti.

Se il matrimonio finisce prima del giuramento

Il presupposto deve reggere fino all'ultimo giorno

Divorzio, morte del coniuge o perdita della cittadinanza da parte del coniuge, prima o dopo il deposito, fanno venir meno l'ammissibilità per questa via. Un successivo matrimonio con un altro cittadino non la ripristina. La domanda non resta sospesa: va riqualificata secondo il termine ordinario di cinque anni, che il richiedente può aver già maturato oppure no.

Per la stessa ragione conviene valutare con realismo la tenuta del rapporto prima di depositare in base al termine ridotto. Chi ha già cinque anni di residenza permanente non ha alcun vantaggio a invocare la via triennale, e ha un rischio in più.

Il coniuge del cittadino impiegato all'estero

La sezione 319(b) disciplina il caso, frequente fra chi vive in Italia, del residente permanente sposato con un cittadino statunitense che lavora stabilmente all'estero. Se il coniuge cittadino è regolarmente destinato all'estero per conto di uno dei datori indicati dalla legge, il richiedente può naturalizzarsi senza alcun periodo di residenza né di presenza fisica negli Stati Uniti, e senza residenza nello Stato o nel distretto.

Datore del coniuge cittadinoNota
Governo degli Stati UnitiComprese le sedi diplomatiche e consolari
Istituzione di ricerca statunitenseRiconosciuta come tale dall'amministrazione
Impresa statunitenseImpegnata in tutto o in parte nello sviluppo del commercio estero degli Stati Uniti, o sua controllata
Organizzazione internazionaleDi cui gli Stati Uniti fanno parte per trattato o per legge
Confessione religiosaMinistri di culto e missionari di organizzazioni con sede negli Stati Uniti

La destinazione all'estero deve avere una durata prevista di almeno un anno, in forza di un contratto o di un ordine di servizio. Il richiedente deve essere residente permanente, deve trovarsi negli Stati Uniti al momento dell'esame e del giuramento, e deve dichiarare in buona fede l'intenzione di risiedere all'estero con il coniuge e di tornare a stabilirsi negli Stati Uniti al termine dell'incarico. Dopo il giuramento deve raggiungere il coniuge entro trenta-quarantacinque giorni, e comunicare tempestivamente ogni rinvio o revoca dell'incarico.

Un'ipotesi tipica

Cittadina italiana, residente permanente, sposata con un cittadino statunitense trasferito in Italia dalla sua società per tre anni. Con il termine ordinario perderebbe la residenza continuativa; con la sezione 319(b) può naturalizzarsi rientrando negli Stati Uniti per l'esame e per il giuramento. La cessazione del matrimonio prima del giuramento preclude anche questa via.

Le altre ipotesi della stessa sezione

La medesima norma prevede regimi autonomi per il dipendente di organizzazioni statunitensi senza scopo di lucro che diffondono informazione all'estero, dopo cinque anni di impiego; per il coniuge, il figlio o il genitore superstite del cittadino morto in servizio attivo nelle forze armate, senza requisiti di residenza; e per il coniuge del militare che lo accompagna all'estero per ordine di servizio, il cui tempo all'estero conta come residenza e presenza fisica negli Stati Uniti. Ciascuna ha presupposti propri.

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